L’8 marzo al Quotidiano del popolo
articolo inserito il 28.
07.2010

 

Le prime a ricevere la busta sono state le colleghe della sezione di lingua francese. Nel silenzio tombale che di solito regna in redazione, a metà mattina è esplosa l’eccitazione. Due o tre colleghi sono arrivati con in braccio alcuni sacchetti bianchi e hanno cominciato a distribuirli alle donne dell’ufficio. Il mio caposervizio, il “professor” Zhang, come lo chiamano qui, è arrivato pochi minuti dopo carico di buste anche per me e per il resto delle colleghe della sezione inglese del «Quotidiano del popolo online» (la versione Internet del giornale del partito comunista cinese, fondato nel 1949).

 

Trattandosi di un giornale di partito, il «Quotidiano del popolo» funziona ancora come le danwei (unità di lavoro) dei tempi andati: ai suoi dipendenti offre benefit di vario genere, tra cui i regalini aziendali. Per ogni festa comandata arrivano pacchi e pacchetti per giornalisti e traduttori, sia cinesi che stranieri.

Per il capodanno lunare, a gennaio, ci hanno consegnato uno scatolone pieno di mandarini del Sichuan, di dolcetti cinesi orrendi di vario genere e colore e di zuppe liofilizzate. Immangiabili, ma pazienza.

 

Quasta mattina, dunque, visto che l’8 marzo cade di domenica e che pochissime persone saranno in redazione, sono arrivati in anticipo i doni per le donne dell’ufficio. Evviva, il primo regalo aziendale per l’8 marzo della mia vita. Sarà una scatola di cioccolatini? Saranno dei cosmetici per venire tutte al lavoro più belle? Sarà un profumo, o un libro per coltivare lo spirito invece del corpo, o sarà un foulard, o un fazzoletto, o una borsetta?

Niente di tutto questo. Quando Zhang mi porge l’agognato sacchetto, ecco cosa ci trovo: un detersivo per la lavatrice, un detersivo per il pavimento e una crema idrantante. L’ilarità sorge spontanea – mica vale la pena offendersi perché ti senti trattata come una massaia. Ma sono l’unica a fare dell’ironia.

 

Invece che se sentirsi lievemente offese, o almeno trovare la cosa un po’ ridicola, le mie colleghe cinesi sono tutte contente. Li Jia, la mia vicina di scrivania tardo trentenne, mi chiede sorpresa se il regalo non mi piace. «A me piace – mi dice -. Io questi prodotti li uso. Grazie a questo regalo, risparmierò un po’ di soldi».

Lezione di materialismo numero uno.

Emma Lupano

 

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