|
< news
Il reality della discordia
È la prima volta che succede, nella storia (breve) dei reality tv cinesi. «Di yi ci xindong» («Il primo batticuore») è stato interrotto e bandito dagli schermi cinesi alla fine dell’estate e da allora, nonostante le assicurazioni fatte dal canale che lo ospitava, non è più tornato in onda. Almeno, non come prima. La decisione presa dall’Amministrazione statale per la radio, i film e la tv, l’organismo che vigila sui contenuti in circolazione sugli schermi nazionali, ha stupito. Di solito, infatti, la censura cinese si abbatte sui programmi televisivi per lo più cambiando titoli, modificando il progetto delle trasmissioni oppure affondando gli show prima del loro debutto. Note disciplinari, inoltre, circolano ciclicamente per fustigare il linguaggio utilizzato nei programmi o per criticare l’abbigliamento dei partecipanti. Questa volta, invece, l’Amministrazione ha agito a programma già avviato, promulgando una nota in cui ordinava la sospensione immediata del reality trasmesso sulla Chongqing tv in cui i concorrenti si sfidavano con dichiarazioni d’amore e altre performance per conquistare il cuore dei giudici. Le ragioni dello stop sono che «il programma ha deviato dallo scopo della gara, indulgendo in esibizionismo e sensazionalismo e causando influenze sociali dannose». La critica è andata anche ad alcune gaffes fatte dai giudici della gara, alle canzoni scelte («troppo ciniche e kitsch»), ai direttori del programma («mancano di responsabilità e di polso») e al tono generale della trasmissione («troppo volgare»). E la tv di Chongqing è stata definita «irresponsabile per la sua scelta di trasmettere dal vivo e per non aver preso nessuna misura efficace per controllare il caos sulla scena». La direzione della tv non ha avuto scelta: ha licenziato il regista del programma e ha rivisto l’intero format. Lo ha cambiato nel nome e nella forma, riducendo la durata delle puntate e il numero dei concorrenti. Ma, soprattutto, ha abbandonato l’idea della diretta. Le puntate della nuova versione del reality sono state già registrate, per dare modo ai responsabili della censura di vagliarne il contenuto con tutta calma. Contro il sistema di controllo e censura applicato dagli organi che sorvegliano il piccolo schermo cinese, però, si è schierato pochi giorni fa Wang Shuo, scrittore e regista “ribelle” di grande fama, autore di libri e film regolarmente censurati. Con una lettera di lamentela pubblicata sul suo blog, Wang ha denunciato la corruzione dei responsabili dell’approvazione delle fiction. Secondo lo scrittore, per avere qualche possibilità di vendere il proprio prodotto, un autore di serie tv deve versare ai membri degli organi di valutazione tra i 2000 e i 3000 euro.
^ torna su |