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Shopping da ricche
articolo inserito il 03.12.07
 

All’Oriental Plaza, uno dei centri commerciali più chic di Pechino, c’è una boutique italiana che sa come prendere le donne cinesi per la gola.

Una o due volte all’anno organizza dei pomeriggi di shopping d’alta classe riservati alle clienti più affezionate e danarose. Le invita con un certo anticipo, in modo che possano liberarsi dagli impegni familiari e di lavoro e che abbiano il tempo di pianificare il viaggio in città. Molte, infatti, non vivono nella capitale: vengono dallo Hebei, la provincia vicina alla municipalità di Pechino, o da zone ancora più lontane, nel nord o nel centro della Cina.

Sono signore con agende molto fitte, professioniste e donne in carriera. I soldi che spendono non sono quelli del marito: i capricci che hanno vogliono pagarseli di tasca propria e per scegliere preferiscono farsi accompagnare dalle amiche.  

Non sono capricci da poco. Gli abiti e gli accessori che la boutique mette in vendita durante questi pomeriggi di shopping riservato sono i resti delle ultime sfilate. Pezzi praticamente unici, con taglie limitate, che costano di conseguenza: assolutamente inavvicinabili per la gente comune, che con quelle cifre a quattro zeri si pagherebbero un anno di affitto. Ma le quaranta signore che sono entrate nel negozio durante l’ultima “sessione” non hanno evidentemente di simili preoccupazioni.

Il pomeriggio di shopping inizia con una minisfilata. Tre modelle cinesi percorrono le sale del negozio tra specchi e appendini. Le clienti le scrutano, fanno cenno a una commessa di avvicinarsi e poi indicano: «Voglio provare questo, questo e questo», e la ragazza prende nota. Per mostrare tutti i vestiti e gli accessori, le indossatrici si cambiano d’abito una decina di volte. Poi la musica cala e la mattanza inizia.

La velocità è una risorsa fondamentale. Chi, durante la sfilata, ha saputo individuare i capi che vuole e li ha chiesti in anticipo alle commesse riesce ad accaparrarsi i pezzi migliori, nella taglia giusta. Le altre, più giovani e con meno esperienza, cominciano invece a vagare da un punto all’altro della boutique, inseguendo una camicetta o una gonna, guardano la vicina mentre prova i pantaloni nella speranza che le stiano stretti e li lasci a lei.

Il meccanismo è stato studiato con astuzia. Lo spiegano le commesse: «Raduniamo le clienti insieme proprio per creare questo clima. Se devono contendersi i vestiti tra loro, se sentono che un’altra potrebbe sottrargli un capo mentre lo valutano, sono meno indecise. Si buttano di più, comprano più in fretta».

Il gioco, per la boutique, vale proprio la candela. Dopo due ore di prove, di ricerche nel magazzino, di colpi bassi - sottraendo camicette e scarpe lasciate momentaneamente incustodite da chi le stava provando - , le clienti passano dalla cassa. Mentre le commesse impacchettano i tre o quattro capi scelti, loro, senza battere ciglio, firmano ricevute da cinque e seimila euro.

 

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