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Cinesi e turismo, cosa manca all’accoglienza
italiana?
E se bastasse uno spazzolino da denti?
Investire nella comunicazione, individuare i giusti canali attraverso
cui farsi promozione, adattare la propria immagine al gusto cinese.
Passi indispensabili, impegnativi in termini di tempo e di investimenti,
per attirare i turisti cinesi nelle proprie strutture. Una volta
arrivati, però, per fare felici i clienti cinesi bastano, in fondo,
pochi accorgimenti. Qualche servizio ad hoc, come personale in grado di
parlare cinese e menu a misura di orientale. E poi alcuni piccoli
accorgimenti di grande importanza. Così almeno la vede Wang Dongyuan,
22 anni, originario di Nanchino, laureando in Economia europea
all’Università degli Studi di Milano. «Uno dei problemi dei turisti
cinesi all’estero è che non sanno con esattezza quali piccoli servizi
saranno o non saranno offerti dagli alberghi. In Cina in hotel trovi
sempre lo spazzolino da denti e le pantofole, perciò molti turisti
cinesi non li mettono nemmeno in valigia. Quando arrivano in albergo in
Italia e non trovano queste cose si arrabbiano e non sanno che fare,
perché in hotel non li vendono. Lo stesso vale per il bagnoschiuma, che
qui non sempre si trova in stanza. E anche il fatto di non avere a
disposizione acqua bollente in camera, cosa normale in Cina, può
rappresentare un disagio per qualcuno». Per Wang, che vive in Italia
da quattro anni, l’italiano non è un ostacolo, ma per i suoi
connazionali in gita per pochi giorni «la lingua rappresenta un
problema. Negli hotel italiani non si parla cinese, a volte neppure
inglese. Così un turista si agita, perché non capisce come deve
comportarsi o non riesce a ottenere le informazioni di cui ha bisogno».
Quello che aiuterebbe tutti - i turisti, ma anche i cinesi che abitano
in Italia da tempo, come le centinaia di studenti che ogni anno arrivano
nei nostri atenei - è una segnaletica bilingue per strada e nelle
stazioni. «A Pechino e a Shanghai qualsiasi indicazione, nelle vie e sui
mezzi pubblici, è presente sia in cinese che in inglese. Qui no: in
metropolitana a Milano, se non la conosci, ti perdi di continuo, perché
la direzione delle linee non è indicata in modo chiaro. Viaggiare in
treno è ancora più complicato. In biglietteria non trovi mai persone che
parlano inglese e così è difficile capire che tipo di biglietto
prendere, come prenotare il tuo posto sul treno, se devi obliterare il
biglietto prima di salire, e così via». Quanto a musei e monumenti,
c’è una cosa che ha stupito Wang: «Quando ho visitato il Duomo di
Milano, mi sono accorto che c’erano le traduzioni in molte lingue, tra
cui il giapponese, ma non in cinese. Ma come, ho pensato, gli italiani
non sanno che noi cinesi siamo molto più numerosi dei giapponesi?».
Zhang Lin, giornalista della redazione Esteri della radio nazionale
cinese (Zhongguo
guangbo diantai), ha invece visitato
l’Italia soltanto per pochi giorni, nel
2009, in
occasione del G8 all’Aquila. «Mi è piaciuta tantissimo - racconta -. Ho
adorato più di tutto il cibo, che non avevo mai assaggiato prima. E
visitare Roma, dopo il lavoro all’Aquila, è stata un’esperienza
indimenticabile. Non vedo l’ora di tornarci». Degli italiani
riconosce «il calore e l’accoglienza: siete davvero simpatici. Però con
le lingue avete qualche problema». Eppure Zhang, che ha 35 anni, non
pretende di parlare cinese quando viaggia all’estero: il suo inglese,
perfezionato in anni di studio a Londra, è impeccabile.
Ma il vero disagio, per la giornalista, è stata la colazione.
«Nell’hotel di Roma dove sono stata, un tre stelle, la mattina si
potevano mangiare soltanto cibi dolci. C’erano marmellate, burro, miele,
pane fresco. E poi biscotti e cornetti confezionati. Io però vengo dal
nord della Cina: noi al dolce non siamo abituati, tanto meno a
colazione. Ovviamente ci si adegua, e poi, come si dice? A Roma
comportati come i romani. Però mettere a disposizione anche un solo
piatto cinese per la colazione, per esempio un
zhou
(pappa di riso), sarebbe bastato a dimostrare la volontà di andare
incontro alle esigenze del cliente».
(Pubblicato su Il Sole 24 ore - Job24.com, febbraio
2012)
Emma Lupano
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