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Le ombre dell’Expo di Shanghai
L’inizio non è stato proprio dei migliori. Lunghe file, attese sotto il sole, proteste. Ma, soprattutto, un bel flop numerico: il primo giorno di apertura dell’Expo di Shanghai, il primo di maggio, i visitatori attesi erano 350 mila, ma solo 205 mila sono quelli arrivati davvero. Non si è trattato di un caso, visto che nei giorni successivi la media è rimasta ben al di sotto dei 200 mila ingressi. Numero, di per sé, tutt’altro che disprezzabile, se non fosse che l’obiettivo degli organizzatori, dichiarato con una certa baldanza alla vigilia dell’inaugurazione, sia di sfondare il traguardo dei 70 milioni di visitatori complessivi. Dunque, poiché dalla matematica non si scappa, per chiudere la manifestazione con successo sarebbero necessari in media ben 350 mila ingressi al giorno. Tutti i giorni, per sei mesi. Tra gli organizzatori c’è chi non si scompone: «Se i numeri dovessero restare bassi, troveremo il modo di convincere la gente a venire all’Expo», ha dichiarato in forma anonima uno di loro allo “Huanqiu Shibao”, alludendo alla possibilità di organizzare tour “obbligatori” per determinate categorie di persone al fine di far lievitare le cifre complessive. Certo, che possa dirsi un successo avere 70 milioni di visitatori sì, ma tutti non paganti, andrebbe discusso. E i media cinesi lo stanno facendo. Esprimendo dubbi sulle previsioni ambiziose degli organizzatori dell’Expo, ma soprattutto sulla capacità della manifestazione di produrre guadagni anziché perdite. Le critiche piovono da tutti i fronti: giornali locali, testate nazionali, internet. Uno degli articoli più aspri pubblicati finora è quello postato sul suo blog da Yang Henjun, ma il testo ha poi fatto il giro del Paese grazie alla pubblicazione sui maggiori portali di notizie cinesi (Sohu, Douban, Sina). Si chiede Yang: l’Expo di Shanghai, costato 40 miliardi di yuan, riuscirà a chiudere in attivo? E soprattutto, riuscirà a distribuire i benefici a tutti quelli che hanno contribuito a finanziarla? «Ci sono giornali – scrive Yang - che dicono che nell'Expo di Shanghai sono stati investiti 40 miliardi di yuan, vale a dire più di quanto spendiamo per il nostro esercito in un anno. Credo che il problema non sia però la quantità di denaro investito, ma la possibilità di recuperare quel denaro. Nella storia dell'Expo, solo uno su tre ha generato profitti, uno su tre ha chiuso in perdita e uno su tre in pari. Anche se nell'Expo di Shanghai è stata investita la cifra astronomica di 40 miliardi, non è detto che sia destinata ad chiudere in perdita». Se è ancora presto per tirare le somme, quello che più conta, allora, è verificare se ci sia un modo per tutti coloro che hanno contribuito alla manifestazione di trarne dei benefici. Per Yang è evidente che la stessa città ne ha guadagnato, così come Pechino aveva guadagnato dall’ospitare i giochi olimpici nel 2008: «Pechino e Shanghai sono state rese ancora migliori grazie alle Olimpiadi e all’Expo. In Cina però non ci sono soltanto Pechino e Shanghai: esiste anche il rimanente 98 per cento della popolazione che è molto più povera di quella di Pechino e Shanghai». Infatti, anche se l'Expo si svolge soltanto a Shanghai, «è stata organizzata con il contributo di tutto il Paese». Solo che, quando serve, nessuno se lo ricorda. «Le iniziative nazionali non risultano mai in perdita perché chi governa si dimentica di calcolare i costi che sono stati sostenuti dalle masse. È successo così con la crescita economica cinese di questi anni, che ha gravato sull’ambiente e sullo strato più basso della popolazione». Così, quello che teme Yang è che anche nel caso dell’Expo sia la gente comune a rimetterci. «Alla vigilia dell’Expo sono state organizzate “visite di studio” a spese pubbliche per i funzionari e i dipendenti di aziende di Stato. Secondo i dati in mio possesso, nei prossimi 6 mesi saranno alcuni milioni le persone che andranno a visitare l'Expo a spese nostre». E poi ci sono i “pacchetti Expo”: un biglietto di ingresso gratuito e 200 yuan da spendere nei trasporti offerti a tutta la popolazione di Shanhai. «Questi pacchetti - si chiede Yang - rientreranno tra le voci di spesa dell'Expo? Oppure finiranno nell’elenco delle entrate? Forse è perché Shanghai è più ricca e può fare la voce più grossa che, dopo un investimento di 40 miliardi di yuan, ci sono ancora spiccioli da usare per consolare la popolazione della città?». Il governo, accusa Yang, «ha usato i soldi di tutti per realizzare l’Expo. Alla fine però saremo solo noi, quelli che non contano nulla, a dover pagare il biglietto per entrarci».
Emma Lupano
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