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La Cina
del prossimo decennio. Intervista a Yan Lianke
Ha percorso in lungo e in largo le
campagne cinesi per scrivere un romanzo sulla tragedia del contagio Aids
che negli anni Novanta ha sterminato interi villaggi nella provincia
dello Henan, la sua terra d’origine (“Il sogno del villaggio dei Ding”,
Nottetempo, 2011). Prima, si era fatto notare dalla censura cinese con
un romanzo che sbeffeggiava la propaganda maoista (“Servire il popolo”,
Einaudi 2006) e con un altro libro, “Shou huo”, non ancora tradotto in
italiano, che gli costò il posto nell’esercito. Alla fine del 2011,
invece, quando gli fu annunciato che la sua casa di Pechino sarebbe
stata abbattuta per fare spazio a una strada, scrisse una lettera aperta
al premier Wen Jiabao e al presidente Hu Jintao per farsi portavoce di
quello che, in tutto il paese, è sempre più spesso causa di proteste.
Yan Lianke, 54 anni, non è certo uno scrittore disimpegnato. Naturale
quindi che stia seguendo il Congresso del partito e riflettendo su
quello che attende la Cina
nei prossimi dieci anni.
Che aria si respira a Pechino, c’è interesse tra la gente per il
Congresso? Il XVIII Congresso sta più che altro provocando
fastidi e problemi nella vita della gente comune. In questi giorni è
complicato per esempio muoversi da e per la città. Molte strade sono
state chiuse, strade normalmente molto trafficate che sono snodi
fondamentali per muoversi nella capitale. Allo stesso modo, in questi
giorni i gruppi di turisti sono stati bloccati, non possono visitare la
città. Il Congresso è un momento politico molto importante e dovrebbe
avere un significato positivo per i cinesi. Invece né il Congresso né i
leader hanno in realtà niente a che vedere con la vita delle persone
normali, se non in quanto fonte di fastidi. Questo non è accettabile.
Che cosa si aspetta dalla
nuova generazione di leader del partito? Tutti, in
occidente così come in Cina, nutrono grandi speranze nei confronti dei
nuovi leader. Tutti sperano che possano portare cambiamenti importanti
sul fronte economico e politico, che sappiano mettere in campo idee
innovative. Quando il XVIII Congresso sarà chiuso, credo dovremo
aspettare uno o due anni almeno prima di sentire slogan nuovi e prima di
poter capire in che direzione i leader vogliono andare. Guardate Obama:
dopo quattro anni alla guida del paese, ancora non è riuscito a cambiare
molto, per esempio in ambito economico. Come l’economia Usa è
strettamente legata all’economia mondiale, così la direzione che i
leader cinesi intraprenderanno e le loro scelte in ambito economico e
sociale non sono questioni che riguardano soltanto dalla Cina. Se la
nuova generazione governerà bene, tutto il mondo ne beneficerà,
altrimenti ci saranno problemi per tutti. Ma per sapere cosa aspettarci
da Xi Jinping e Li Keqiang dobbiamo attendere, ora è troppo presto per
valutarlo. Se ci sarà qualche cambiamento, lo cominceremo a vedere tra
un paio di anni.
Qual è secondo lei il problema cruciale che la nuova leadership deve
affrontare nei prossimi dieci anni? La corruzione è il
problema più grande che i politici hanno davanti a sé per il prossimo
decennio. Se nel giro di pochi anni il governo non riuscirà a
risolverlo, temo che scivoleremo in una guerra civile.
Qualche idea su come
evitare uno scenario simile?
Non sono in grado di trovare una buona soluzione, non sono un politico.
Se i nostri politici non la troveranno, non sono dei buoni politici. I
fenomeni di corruzione sono ormai dovunque, si manifestano in ogni
momento della nostra vita. Prendiamo per esempio il caso di un contadino
che debba andare dal medico, un’azione tra le più normali nella vita di
ogni persona: l’unico modo per farsi visitare per bene è portare con sé
un bel regalo da offrire al medico. La corruzione non è soltanto un
problema politico, o che riguarda solo i funzionari pubblici. È il
problema nazionale più grande perché permea ogni singolo aspetto della
società, ognuno in modo diverso. Per questo sono convinto che sia la
questione più urgente. Più importante anche del problema “dei tre agri”
(san
nong wenti).
Eppure molti pensano che la situazione delle campagne cinesi sia il
primo problema di cui i leader dovrebbero occuparsi.
Dieci anni fa i problemi più gravi della Cina rurale riguardavano
l’agricoltura, l’educazione e la sanità. A poco a poco queste questioni
sono state affrontate e migliorate, per esempio la questione agricola è
stata in parte risolta (abolendo la pesante tassazione sui contadini,
nda).
In modo simile, i problemi legati all’educazione e alla sanità sono
stati in parte già alleviati. Quello che non è stato risolto è invece la
corruzione che sta alla base di tutte queste emergenze e di quella più
grave al momento, la disponibilità e l’uso della terra. Se riuscissimo a
eliminare la corruzione, potremmo poi trovare una soluzione anche agli
altri problemi.
E i giovani? Non ci sono anche loro tra le priorità nazionali?
I giovani nati negli anni Ottanta e Novanta vivono sotto
pressione a causa del lavoro, della disoccupazione e della difficoltà di
trovare un alloggio. È una questione generazionale, ma che, alla base,
ha sempre il problema della corruzione. Basta pensare alle difficoltà
legate agli alloggi. Sappiamo che i progetti di sviluppo immobiliare
sono una delle prime fonti di corruzione. Noi cinesi, quando vediamo un
progetto di sviluppo edilizio, non pensiamo mai che sia al cento per
cento pulito. Le modalità e i costi dei progetti edilizi hanno a che
vedere con la difficoltà dei giovani di comprare casa. Per cui, in
questo come in altri casi, è vero che i problemi dei giovani sono molto
gravi, ma non sono i più gravi per il paese, perché anch’essi dipendono
a loro volta dalla corruzione.
In passato lei ha avuto qualche guaio con la censura. Cosa si aspetta
dalla “quinta generazione” sul fronte del controllo dei media?
La mia speranza è ovviamente che l’apertura dei media cinesi
possa aumentare un po’ e che il controllo possa rilassarsi un po’.
Naturalmente non possiamo nutrire speranze troppo ambiziose, come
pretendere che i media cinesi diventino improvvisamente liberi come
quelli occidentali. Però possiamo sperare che a poco a poco anche le
testate cinesi abbiano sempre meno limiti. Se poi pensiamo ai nuovi
media, a Weibo e alla rete, sappiamo che se da un lato ci sono tutti gli
strumenti per controllarli efficacemente, dall’altro quei media sono
diventati uno strumento di comunicazione ed espressione potente e molto
diffuso in tutto il paese. A mio parere, gli effetti negativi del
controllo operato su Internet e su Weibo non bastano a vanificare gli
effetti positivi dell’uso che ne fanno i netizen.
(Pubblicato
su
Agichina24.it, novembre 2012)
Emma Lupano
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